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AUTO ELETTRICA IN CANAPA, IL FUTURO ARRIVA DAL PASSATO

Abel Gambini

Era il 1937 quando Henry Ford ultimava il prototipo chiamato Hemp Body Car, o Ford Cannabis, interamente realizzata con un materiale plastico ottenuto dai semi di soia e di canapa. E’ il 2016 quando Bruce Dietzen CEO di Renew sport car espone la nuova roadster biposto totalmente prodotta usando fibra di canapa, oggi in vendita a 200.000 $.

L’idea è quanto mai semplice e allo stesso tempo geniale, migliorare le prestazioni ingegneristiche del materiale di costruzione, rendere la produzione della macchina ambientalmente sostenibile, ridurre i costi di produzione e ne limita i consumi, ma vediamo in dettaglio tutte queste sfaccettature.

La fibra di canapa si dimostra ingegneristicamente parlando un validissimo concorrente dell’acciaio, anzi forse la sfida contro la lega ferrosa è già stata vinta dalla fibra vegetale, infatti risulta non solo avere proprietà comparabili, ma si dimostra più leggera a parità di volume, e 10 volte più resistente. Famosa è la dimostrazione effettuata da Ford, che si può reperire ancor oggi sul web, per provare la solidità della sua Hemp Body Car prendendo una mazza da muratore e dando dei colpi secchi alla carrozzeria dell’auto, vedendo, con stupore dei presenti, rimbalzarsi indietro il grosso martello. La resistenza della carrozzeria può rivelarsi di assoluta importanza in caso di incidenti, aumentando notevolmente la sicurezza di viaggiatori, potendo facilmente dimostrare un altissimo punteggio nei crash test.

Essendo più leggera a parità di volume, non è difficile intuire che possa avere minori consumi in proporzione ad auto che pesino di più, la constatazione: “meno pesa un auto e meno carburante occorre per farla andare” ci viene offerta da Alan Crosky, professore di Scienza dei Materiali all’Università del New Galles, in Australia, e si rivela, in chiave ancora più green, un’opportunità da cogliere per la mobilità del futuro, ovvero quella elettrica, poiché parafrasando e adattando la precedente constatazione: “meno pesa un auto e meno energia occorre per farla andare”, aumentando inevitabilmente l’autonomia chilometrica delle auto elettriche del futuro.

Il ciclo di produzione della fibra di canapa è total green, infatti ha un carbon footprint equivalente a zero, e, possibilmente dalla tipologia di macchinari industriali e di trasporto, può facilmente essere ad impatto negativo, ovvero assorbe più anidride carbonica di quanta ne produce. Comparare la produzione di carrozzerie di varie tipologie di acciaio contro la canapa industriale, risulta molto semplice dal punto di vista ambientale, se il vegetale si difende senza produrre CO2 la lega ferrosa invece produce, per ogni tonnellata di acciaio 2 tonnellate di anidride carbonica, diventando così uno delle cause maggiori del climate change.

Ma dopo tutti questi punti a sfavore ci dobbiamo chiedere, se il fattore economico sia anch’esso dalla parte di questo vegetale, e confrontando i costi di produzione possiamo giungere ad una netta e facile conclusione, soprattutto per quanto riguarda la materia prima ma non solo, ovvero produrre canapa è molto facile ed economico, ma soprattutto molto veloce, la quale cresce rapidamente fino a 3 metri di altezza. Perlomeno per questa tipologia di canapa industriale, essa fa parte della specie della cannabis sativa, che, a sua volta, è della famiglia della più famosa cannabis indica, spesso conosciuta come marijuana, scambiata troppo spesso erroneamente con quella industriale.

wrote by Abel Gambini from #EMSTrieste

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